Continua a scatenare numerosi interrogativi il caso di Laura, condannata dal Tribunale dei minori a vedere il figlio qualche ora ogni 15 giorni in base alla teoria, mai dimostrata, dell’alienazione parentale (Pas – Parental alienation syndrome). Privata della responsabilità genitoriale, tolta anche al padre, e adesso anche del collocamento del bambino, che un’ordinanza del Tribunale ha deciso di togliere alla madre con cui è cresciuto per essere collocato presso il padre che non viveva più con loro da 6 anni, o in alternativa in casa famiglia, Laura ha deciso di non tacere e di portare all’attenzione il suo caso che in realtà è simile a migliaia di altri casi in Italia che però non fanno notizia (come in altri casi), pur riguardando sempre bambini sottratti.
Un numero sostanzioso di mamme che si vedono strappare via i figli non perché hanno commesso reati ma perché accusate di “parlare male” del partner
al bambino che di conseguenza rifiuta il genitore: una causa in ogni caso non sufficiente per privare un bambino dell’affetto della propria madre. Ma soprattutto una teoria autoreferenziale di chi l’ha inventata, un medico statunitense che promuoveva la pedofilia nei suoi libri, e che ipotizzava la teoria della minaccia verso il bambino che si permetteva di rifiutare un padre, adducendo che qualsiasi ragione, come violenze o abusi, erano in realtà false accuse.
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Dopo l’interpellanza parlamentare di Veronica Giannone, deputata del Gruppo Misto e segretaria della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, e la conferenza stampa a Montecitorio in cui diverse parlamentari, tra cui Laura Boldrini e Lucia Annibali, hanno espresso la loro netta contrarietà all’applicazione dell’alienazione parentale in questo come negli altri casi, è arrivata anche la risposta della presidente del Tribunale dei minori, Alida Montaldi, che alla richiesta della vicepresidente della camera, Mara Carfagna, per bloccare l’iter di tale ordinanza, la presidente del tribunale ha replicato dicendo che era suo dovere “astenersi da qualsiasi forma di ingerenza durante e al termine del procedimento, a tutela dell’autonomia e indipendenza del collegio chiamato a decidere”.
In questo braccio di ferro che si sta definendo tra la politica e la giustizia, sta emergendo in tutta evidenza come, pur avendo messo nel cassetto il ddl Pillon che proponeva di inserire la Pas in una legge di stato, la stessa venga applicata pedissequamente nei tribunali italiani e questo malgrado tutte le proteste che ci sono state lo scorso anno sul rifiuto di questa applicazione da parte di esperti e società civile, e la bocciatura da parte delle istituzioni. Ed è per questo che oggi, alcune parlamentari (Cirinnà, Mirabelli, Valente, Boldrini, De Petris, Fedeli, Iori, Modena) abbiano presentato una nuova interrogazione al ministro della giustizia Bonafede da cui si attende, a questo punto, urgente risposta.



