Stupro di Viterbo, indagati due di Casapound: Salvini condanna il fatto ma l’ideologia è la stessa

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Luisa Betti Dakli • 30 Aprile 2019
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“Chiunque essi siano, bianchi o neri, giovani o anziani, vanno puniti e curati”, ha detto Salvini ieri sullo stupro di Viterbo dimostrando che la nazionalità degli offender non ha nessuna importanza per lui questa volta. Uno stupro denunciato da una donna di 36 anni  su cui il vicepremier ha evitato accuratamente di parlare del fatto che le indagini non sono a carico di stranieri ma di due italianissimi militanti di estrema destra: quella stessa destra che indicava (come lui) nei migranti la causa numero uno della violenza contro le donne, sposando in pieno la propaganda salviniana.

CasaPound-stupro-Viterbo-633x360.jpgLa strumentalizzazione politica sul corpo delle donne stavolta il vicepremier della Lega l’ha fatta per rilanciare la proposta di castrazione chimica accantonata i primi di aprile e su cui il suo partner di governo pentastellato non è mai stato d’accordo. A differenza dei femminicidi della giovane Pamela Mastropietro e della piccola Desirée Mariottini, stuprate e uccise da stranieri e date in pasto all’opinione pubblica per vincere elezioni e deliberare su espulsioni e respingimenti, ieri il ministro degli interni ha puntato il dito su altro e tutti gli sono andati dietro, sfruttando anche quei boomerang che tornano pericolosamente indietro, rilanciandoli. I giovani, su cui pende l’accusa di stupro di gruppo per aver segregato, picchiato e stuprato il 12 aprile una donna portata in un luogo con l’inganno, sono il 19enne Francesco Chiricozzi, consigliere comunale di Casapound a Vallerano (vicino Viterbo) e Marco Licci, 21 anni, militante della stessa organizzazione di estrema destra.

I Due hanno lasciato la donna sotto casa in stato di semi incoscienza minacciatola e dicendole: “Stai zitta, tanto non ti crederà nessuno”

Ma hanno anche filmato lo stupro, e i video sono stati rinvenuti sui loro cellulari con immagini incontrovertibili, descritte dagli stessi investigatori come “una violenza inaudita” con “la donna abusata più volte prima da uno e poi dall’altro per alcune ore”. In particolare, chiarisce Adelio Gregori sindaco di Vallerano, Chiricozzi ha già un procedimento in corso per il pestaggio di un ragazzo: “All’epoca era ancora minorenne – dice il sindaco al Fatto – e insieme a Polidori, un altro esponente di CasaPound anche lui consigliere, hanno preso a botte un ragazzo colpevole di aver fatto su Facebook dei commenti ironici sul loro movimento”.

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Francesco Chiricozzi

Un pestaggio avvenuto in venti contro uno. Casapound che a Vallerano, nelle ultime amministrative del 2018, ha preso oltre il 21%. Ma cosa scriveva il consigliere comunale Chiricozzi sui suoi profili social? Più o meno concetti in linea con quello che propaganda Salvini: “lo straniero stupra di più rispetto all’italiano”, “chi è a favore dello IUS SOLI odia la propria razza, cultura, identità”, e anche “viva la famiglia tradizionale”, riferito al recente Congresso mondiale delle famiglie di Verona dove Salvini è stato ricevuto come il salvatore della patria da parte di una lobby internazionale ultracattolica, razionaria e di estrema destra che va dagli Usa alla Russia, e che metterebbe al muro gli omosessuali costringendo le donne a stare a casa e a figliare senza avere più voce in capitolo.

Punti in comune su cui molti giornali hanno glissato, insistendo invece su quello che Salvini ha dato loro in pasto ovvero la proposta assolutamente ridicola ma popolare della castrazione chimica, facendoci quasi dimenticare che questi ragazzi in realtà la pensano come lui. Ragazzi accusati di stupro che pubblicamente mettevano alla gogna migranti che sono in realtà il 15,1% degli autori di violenza maschile sulle donne in Italia, dove 9 donne su 10 vengono uccise con movente di genere da mariti, partner, ex bianchi e italiani.

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Arresto di Francesco Chiricozzi e Marco Licci

Sui social Chiricozzi aveva pubblicato il manifesto di Gino Boccasile, illustratore del ventennio fascista, con un uomo di pelle scura mentre afferra una donna bianca con lo slogan: “Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia”. E questo è bene sottolinearlo non perché la violenza maschile sulle donne sia agita da uomini di destra, o di sinistra, o da stranieri – perché chi commette il reato è colpevole allo stesso modo – ma perché è un fenomeno enorme che coinvolge 1 miliardo di donne e ragazze ovunque nel Pianeta, e alla cui base c’è proprio quella cultura machista, suprematista e patriarcale che costituisce anche il fondamento ideologico di tutta la nuova destra emergente nel mondo compreso Salvini, la Lega, e tutti i suoi amici, da Casapound a Forza Nuova passando per Fratelli d’Italia, fino ai colleghi Oltralpe.

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Nel coro di sdegno che ha coinvolto anche il vicepremier Di Maio e la ministra della difesa Elisabetta Trenta, che hanno parlato di “balordi” e non di criminali come sarebbe opportuno, solo la Rete nazionale dei centri antiviolenza DiRe ha colto nel segno sottolineando come “il grido all’emergenza e la richiesta di pene esemplari da parte di chi governa, ignora quello che donne e centri antiviolenza ripetono da sempre”, ovvero che “la violenza maschile contro le donne è un problema strutturale, radicato nella cultura patriarcale e può essere contrastato solo promuovendo relazioni tra i sessi più paritarie, incentrate sul riconoscimento e sul rispetto dei diritti e della libertà di scelta delle donne”. Una soluzione ben lontana dai proclami di Salvini e dalle soluzioni a costo zero di Di Maio in quanto né la legittima difesa (con la facilitazione al possesso di armi già ampiamente usate nei femminicidi), né la castrazione chimica (un trattamento farmacologico volontario e reversibile), né l’innalzamento delle pene con Codice Rosso voluto dai 5stelle, sono una proposta accettabile per una reale soluzione del problema su cui nessuno può permettersi strumentalizzazioni né propagande, né prese per i fondelli.

Nel frattempo Casapound si è affrettata a espellere i due suoi militanti accusati di stupro e lo stesso Chiricozzi è stato costretto a dare le dimissioni da consigliere comunale, ma sia il segretario nazionale di Casapound, Simone Di Stefano, che il presidente, Gianluca Iannone, hanno parlato di “atto infame”, dimostrando quanto poco sappiano riguardo la materia.

la cosa più sorprendente è sulla pagina FB di Casapound Viterbo dove si sostiene che gli indagati saranno presto scagionati

e questo senza aspettare l’esito delle indagini ma suggerendo il dubbio sulle affermazioni della sopravvissuta: “Casapound Viterbo non intende partecipare alla gogna mediatica, già abilmente partita guardacaso insieme all’inizio della campagna elettorale, nei confronti di due suoi giovanissimi militanti. Il reato contestato è molto grave ed estraneo al nostro DNA e sarà la magistratura a dover decidere la colpevolezza o l’innocenza dei ragazzi in base alla veridicità delle affermazioni della parte lesa. Confidiamo nelle prove in mano agli avvocati le quali, ne siamo certi, scagioneranno i nostri ragazzi. Una cosa è certa nessuno di noi accetterà di sostenere chi gode a sbattere il mostro in prima pagina prima ancora di conoscere la realtà dei fatti”. E qui c’è poco da commentare.

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Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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