Vertice Rio + 20 su sviluppo sostenibile sbarra alle donne

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 22 Giugno 2012
Condividi articolo

Alla sua conclusione, il vertice di Rio + 20 sullo sviluppo sostenibile, porta a casa una grave sconfitta per le donne di tutto il mondo. Su 190 paesi presenti, il veritce è riuscito a “epurare”  il paragrafo 244 dal testo della Conferenza di Rio +20, sui diritti riproduttivi delle donne e sulla pianificazione familiare, grazie all’alleanza di Vaticano, e al sostegno di alcuni paesi islamici, come Siria ed Egitto, di alcuni stati centroamericani, come il Cile, e la Polonia. Un’azione che nega alle donne l’accesso a mezzi sicuri e poco costosi per la pianificazione familiare, e disimpegna il vertice mondiale su aborto e contraccezione. Ed è per questo che mercoledì a Rio, come riporta il diario di Action Aid Italia sul summit, migliaia di donne si sono riversate in strada per difendere il loro diritto alla salute.
Lo schieramento che non ha voluto inserire nessun riferimento alla sessualità e alla pianificazione familiare, è stato ribattezzato durante lo stesso vertice da Rachel Harris (Women Environment and Development Organization) come il nuovo “Asse del Male contro le donne”; e anche Mary Robinson (ex Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ex Presidente dell’Irlanda), pur essendo cattolica praticante, non ha nascosto la sua preoccupazione in quanto “Le donne sono essenziali per uno sviluppo sostenibile”.

Le donne che hanno accesso alla terra, “conoscono il valore nutrizionale dei cibi che coltivano, riescono a produrre meglio e con forte impatto nell’economia familiare e dell’intera comunità”

ha detto Mary Robinson, spiegando che “Centinaia di migliaia di persone posso uscire dalla povertà e dalla insicurezza familiare, e una parte importante di ciò dipende dalla salute riproduttiva. Ad esempio, ancora oggi – continua Robinson –  le donne in Somalia hanno sei, otto figli, nella speranza che almeno uno o due sopravvivano. Nessuna donna dovrebbe passare attraverso questo nel ventunesimo secolo. (…) E sappiamo che esistono 250 milioni di donne e adolescenti che vogliono avere l’opportunità di far nascere e crescere i propri figli offrendo loro le migliori condizioni di vita”.

Nella relazione di Michelle Bachelet (direttrice esecutiva di UN Women), Margaret Chan (direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) e Kandeh Yumkella (direttrice generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale e co-presidente dell’Autorità per l’iniziativa Energia sostenibile per tutti), si legge che “l’energia è una questione che riguarda le donne” e che le donne sono una chiave essenziale per raggiungere uno sviluppo sostenibile con energia sostenibile per tutti e tutte. “In molti luoghi – si legge nel documento di cui riprendiamo alcuni stralci pubblicati e tradotti da lastampa.it – e soprattutto nelle zone rurali, in assenza di fonti energetiche sostenibili, le donne trascorrono ogni giorno lunghe ore cercando di trovare, ovunque possano trovarlo, del combustibile. A livello mondiale, 1,3 miliardi di persone non hanno ancora accesso all’energia elettrica, e 2,7 miliardi di persone, soprattutto donne, si devono affidare a legno, carbone di legna e letame per cucinare.

Sia nella ricerca di legna da ardere, che può esporre loro e le loro figlie al rischio di stupro, sia nello spendere le loro scarse risorse per il cherosene che fornisce un’illuminazione fumosa e inefficiente, le donne quotidianamente affrontano decisioni difficili sulle risorse energetiche familiari e sul loro utilizzo. A livello di comunità, la mancanza di energia nelle cliniche mediche ostacola le competenze del personale medico di fornire un adeguato trattamento e cura.

Si stima che 200.000-400.000 strutture sanitarie nei Paesi in via di sviluppo non abbiano accesso a energia elettrica affidabile

Ciò significa che i vaccini e il sangue non possono essere immagazzinati in modo sicuro, le apparecchiature di diagnostica sono spesso inutili e le sale operatorie non possono funzionare di notte. Per le donne incinte questa mancanza di elettricità affidabile rappresenta un rischio significativo per la propria vita e quella dei loro bambini. In tutto il mondo, 800 donne muoiono ogni giorno a causa di complicazioni della gravidanza e del parto, e la stragrande maggioranza di questi decessi potrebbe essere evitata fornendo servizi sanitari di qualità, che di regola richiedono energia elettrica. Oggi, le lunghe ore di lavoro non retribuito che le donne svolgono ogni giorno alla ricerca di legna da ardere e altre fonti di energia le privano del tempo per impegnarsi in attività più produttive. Questo, a sua volta, priva famiglie povere di un reddito più che necessario”. Per questo, e per altri ottimi motivi,  “Il raggiungimento dell’obiettivo dell’energia sostenibile per tutti richiede la piena partecipazione delle donne” e, “come recita la Dichiarazione di Rio, adottata al primo Vertice della Terra, nel 1992: Le donne hanno un ruolo vitale nella gestione dell’ambiente e nello sviluppo. La loro piena partecipazione è pertanto essenziale per uno sviluppo sostenibile”. Ma forse siamo già tornate molto indietro.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica