Bolsonaro: le donne del presidente

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Luisa Betti Dakli • 8 Novembre 2018
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Alla fine ce l’ha fatta, Jair Bolsonaro ha vinto con il 55,29% contro il 44,71% del leader di sinistra, Fernando Haddad, e dal 1. gennaio 2019 entrerà in carica come il nuovo presidente del Brasile. Pronti alcuni nomi del governo di destra, tra cui Paulo Guedes, Onyx Lorenzoni, il generale Heleno, Oswaldo Ferreira e Marcos Pontes: tutti uomini, perché le donne per Bolsonaro sostengono ma non partecipano. Come sua moglie, Michelle de Paula Firmo Reinaldo, che si presenta come una first lady di basso profilo e che per tutta la campagna elettorale è stata dietro le quinte. Conosciuta alla Camera dei deputati nel 2007, quando lavorava lì come segretaria, Bolsonaro ha deciso di convivere con lei dopo poche settimane e di sposarla dopo 5 mesi, malgrado i 25 anni di differenza e con alle spalle due matrimoni e 4 figli.

Un colpo di fulmine che porta il deputato Bolsonaro ad assumerla come segretaria personale e a darle promozioni

e uno stipendio triplicato, tanto da doverla licenziare dopo che la Corte Suprema stabilì che il nepotismo è illegale. Terza moglie, e già madre di una ragazza che oggi ha 16 anni, Michelle e Jair hanno una figlia di 8 anni che Bolsonaro ha confessato di aver avuto decidendo di riaprire una vasectomia per avere una famiglia con lei: una bambina che ha detto di aver concepito in un «momento di debolezza» dopo i 4 figli maschi.

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Jair Bolsonaro con la moglie Michelle Bolsonaro (Photo by Carl DE SOUZA / AFP)

Accanto a lui Michelle appare in pubblico solo quando il marito viene ferito, il 6 settembre durante un comizio, ed è ricoverato all’ospedale di San Paolo dove lei gli asciuga la fronte dopo l’operazione.

Per Michelle il peggior difetto di suo marito è il disordine

ma per il resto «è un uomo meraviglioso, affettuoso, che adora la famiglia e non odia i gay, né è razzista». Sempre pronta a difenderlo, la nuova first lady è probabilmente per Bolsonaro la donna ideale: fervente credente, madre severa e membro della chiesa evangelica battista, appare come una donna semplice e dichiara di volere essere coinvolta in «tutte le possibili cause sociali».

Ma la first lady, che si sta preparando per il trasloco da Barra de Tijuca, a Rio de Janeiro, alla residenza del Palácio da Alvorada, a Brasilia, non è l’unica donna del presidente. Con lui ci sono anche le ex mogli: Rogéria Nantes Nunes Braga, con la quale ha i tre figli Flàvio, Carlos ed Eduardo, e Ana Cristina Siqueira Valle con cui ha Renan.

La prima, che ha Flàvio ed Eduardo in politica con il padre (il secondo è stato il parlamentare più votato nella storia del Brasile), ha pubblicato sui social, durante la campagna elettorale, un video in cui dichiarava che «Jair non è mai stata una persona aggressiva e non ha mai alzato un dito su di me o con i ragazzi». Dichiarazione uscita dopo l’inchiesta pubblicata da «Veja Magazine» in cui si riportava la contesa tra Bolsonaro e Ana Cristina che nel 2008 dichiarò di essersi separata dal lui per il suo «comportamento esplosivo» e per la sua «aggressività smisurata», e di essere fuggita in Norvegia col bambino, perché minacciata di morte dal suo ex marito.

Ana Cristina

Un’inchiesta che riporta anche un dossier di oltre 500 pagine con incriminazioni per occultamento di beni, entrate illegali e furto, in quanto, durante la separazione, Ana Cristina accusò Bolsonaro di non aver dichiarato tutte le sue entrate per un reddito mensile di 100 mila R$, a cui si aggiungeva un patrimonio di più di 7 milioni R$ di cui solo una parte dichiarati al fisco, e lo denunciò per il furto di gioielli e contanti da una sua cassetta di sicurezza. Denunce che poi furono ritrattate dalla seconda moglie che si è presentata adesso alle elezioni nel partito dell’ex marito dove, anche se non è stata eletta, lo ha sostenuto candidandosi con il nome di Ana Cristina Bolsonaro. Ma quali sono le donne che lo hanno eletto? Malgrado il grande movimento #EleNão (Lui no), che ha cercato di contrastare il leader di destra con manifestazioni oceaniche, il leader di destra è stato eletto con 10 punti in più rispetto al rivale, e questo sebbene le donne siano il 53% della popolazione che però, evidentemente, non hanno votato tutte a sinistra.

Oltre a #EleNão esiste il movimento #EleSim (Lui sì)

con un gruppo di «Donne con Bolsonaro» che sui social raggruppa 20 mila membri per le quali «le questioni di genere non sono una priorità perché ci sono cose più importanti». Per Vitoria Deluchi, impiegata di Caxias do Sul, Bolsonaro è stato «uno dei parlamentari che ha parlato più apertamente della rigidità di leggi che dovrebbero essere più dure anche per gli stupratori», mentre per Cristina Amorim, studentessa di medicina a Salvador, «il femminismo non combatte lo stupro, non fa nulla».

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Il nuovo presidente è ormai famoso per le sue frasi maschiliste come quelle sulle donne che dovrebbero guadagnare meno degli uomini e non dovrebbero essere assunte, «perché rimangono incinte», e per le offese verso la deputata Maria do Rosário, alla quale Bolsonaro disse che non si meritava di essere stuprata perché troppo brutta (cosa per cui fu denunciato e condannato dalla Corte Suprema).

Coerente con le sue idee, Bolsonaro nel suo programma di governo di 81 pagine, ha messo solo due punti dedicati alle donne: uno è il trattamento dentale e vaginale per le donne incinte contro le nascite premature; l’altro è per la «lotta contro lo stupro di donne e bambini attraverso il cambiamento ideologico», senza chiarire con quali azioni, anche se ha parlato più volte di castrazione chimica e autodifesa delle donne con l’uso delle armi.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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