Ddl 735: l’Onu dice no a falsi abusi e alienazione parentale, Pillon sbeffeggia la lettera sui social

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Luisa Betti Dakli • 27 Ottobre 2018
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Sul suo profilo Fb è il senatore Pillon avverte che “due tizie dell’Onu prendono posizione contro il #DDL735”, e con tono di chi sbeffeggia chiede se interverranno i caschi blu per arrestarlo dicendo che comunque lui andrà avanti con le audizioni ascoltando tutti: tutti eccetto chi ha più voce in capitolo di tutti quanti voi messi insieme?

Senza rendersi conto che le “due tizie”, come le chiama lui, sono la Special Rapporteur dell’Onu sulla violenza contro le donne, Dubravka Šimonović, e la Presidente del Gruppo di Lavoro sulle discriminazione contro le donne, Ivana Radačić, manifesta un atteggiamento tutt’altro che dialogante verso un’istituzione come le Nazioni Unite, e verso due donne rappresentanti di questo importante organo per la tutela dei diritti umani che certamente non sono lì per caso, in barba anche agli accordi internazionali che non solo l’Italia ha ratificato e quindi deve rispettare, ma che il senatore mostra, prendendole poco sul serio, di non conoscere affatto.

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Pretendendo di riscrivere sulla riforma del diritto di famiglia senza conoscere gli avanzamenti legislativi in materia dei diritti delle donne e dei bambini come la Convenzione di Istanbul o la Convenzione dei Diritti del Fanciullo,

Pillon dimostra di non avere le basi fondamentali per affrontare un così delicato compito

e che con la sua sicurezza di poter ascoltare tutti, dimostra che forse non è all’altezza neanche di recepire quello che gli viene detto o suggerito. La superficialità con cui il senatore neocatecumenale risponde alle due rappresentanti è sconcertante, soprattutto perché quello che viene messo in discussione nella lettera rispetto al suo disegno, sono dei punti delicatissimi che riguardano la tutela e la salvaguardia dei minori di cui lui, che vuole la bigenitorialità a tutti i costi, non sembra affatto curarsi. Le nazioni Unite intervengono in maniera puntuale sul DDL Pillon rilevando una

“potenziale regressione nell’avanzamento dei diritti delle donne e la loro protezione dalla violenza domestica”

in quanto “Il Decreto introdurrebbe disposizioni che potrebbero comportare una seria regressione e alimentare la disparità di genere e la discriminazione basata sul genere e privare le sopravvissute di violenza domestica di importanti protezioni”. Rilevando una potenziale disattesa degli obblighi dell’Italia sul rispetto delle convenzioni firmate e ratificate, la lettera fa un elenco dettagliato di tutte le criticità, soprattutto riguardo la violenza domestica, su cui Pillon ancora oggi non ha risposto se non con un generico: “non è un disegno di legge sulla violenza”, “i bambini hanno diritto a crescere lontani dalla violenza”, oppure “io le ordinanze di allontanamento non le tocco”.

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Dubravka Šimonović, United Nations Special Rapporteur

Oltre che sulla mediazione obbligatoria, che non può essere tale, l’Onu ribatte sulla discrezionalità del giudice sottolineando che “L’Articolo 2 del Decreto prevede un obbligo di segretezza, dunque tutti i documenti riguardanti la procedura di mediazione rimarranno segreti e non potranno essere visionati durante i procedimenti giudiziari eccetto per il concordato raggiunto durante la mediazione. Questa clausola è fonte di grave preoccupazione in quanto limita il potere dell’autorità giudiziaria di accedere a informazioni chiave per la determinazione in relazione al caso di separazione, limitando l’abilità del giudice di adempiere alle obbligazioni dello Stato riguardo la protezione della vittime/sopravvissute di violenza domestica”, sottolineando l’introduzione di un “coordinatore genitoriale” che dovrebbe avere “il potere di prendere decisioni in relazione alla situazione di conflitto” e questo senza indicare “obblighi che garantiscano l’imparzialità”.

L’Onu ravvisa anche la presenza delle false accuse e dell’alienazione parentale “che avrebbero delle conseguenze negative sulla parte più vulnerabile della situazione”

ovvero “Il presupposto della presenza della sindrome dell’alienazione parentale, una teoria molto contestata, senza necessità di fatti supportanti o evidenza legale”, contravvenendo all’Articolo 31 della Convenzione di Istanbul, che prevede che gli episodi di violenza siano presi in considerazione nelle decisioni di affido.

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Ivana Radačić, UN Working Group on Discrimination against Women in Law and Practice

Infine mette in evidenza l’Articolo 14 del DDL che “rende impossibile per il genitore/bambino vittime di violenza di scappare dal luogo dove la violenza si svolge in ordine di trovare protezione e salvezza” e l’articolo 12 per cui “il bambino, anche se vittima di violenza, verrà obbligato a frequentare il violento o abusante come anche stabilisce che al bambino deve essere garantita una doppia genitorialità”: fattori in contrasto non solo con la Convenzione di Istanbul ma anche con la Convenzione dei Diritti del Fanciullo.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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