Morte cerebrale per il piccolo gettato dalle scale dalla madre detenuta nel carcere di Rebibbia

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Luisa Betti Dakli • 20 Settembre 2018
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La piccola Faith di 6 mesi è morta sul colpo, mentre per il fratellino di 2 anni, portato di corsa al Bambin Gesù lunedì scorso, è stata decretata ieri la morte cerebrale. Si tratta dei due piccoli gettati dalle scale e uccisi dalla madre, una tedesca di 34 anni detenuta per spaccio di stupefacenti, all’interno del nido del carcere femminile di Rebibbia a Roma. Un episodio tragico per cui il ministro della Giustizia, Bonafede, ha sospeso i vertici della sezione femminile del carcere di Rebibbia: la direttrice Ida Del Grosso, la vicedirettrice Gabriella Pedote e la vicecomandante del reparto di Polizia penitenziaria Antonella Proietti.

La donna era stata fermata dai carabinieri mentre era in macchina con due nigeriani e 10 kg di marijuana. Ma mentre i due uomini erano stati rilasciati, lei era finita in carcere con i due figli piccoli di sei mesi e due anni. Depressa e sotto stress, per lei era stata richiesta, come prevede la legge, la detenzione domiciliare ma proprio quando sembrava averla ottenuta, il magistrato è stato sostituito e il nuovo aveva respinto la domanda.

Ora Alice continua a ripetere: “I miei bimbi sono volati in cielo”, dice di averli “liberati”: ma perché ucciderli? Perché un gesto così terribile e ingiustificabile?

Non so chi di voi è mai stato in un carcere, io ci sono stata e sono andata per 6 mesi proprio nel nido della sezione femminile del carcere di Rebibbia quasi tutti i giorni. Dieci anni fa feci la prima video inchiesta in Italia sui bambini in carcere con le mamme dal titolo “Il carcere sotto i tre anni di vita”, e quegli sguardi sfuggenti, la continua richiesta di attenzione, l’incapacità di restare concentrati su un solo gioco per più di cinque minuti in una continua frenesia di uscire da quelle quattro mura, non me la scorderò mai.

Quando l’inchiesta fu terminata, per essere poi trasmessa su Rainews24, fu presentata dal Professor Bollea, il padre della moderna neuropsichiatria infantile, che si commosse davanti a quelle immagini e che stringendomi una mano disse: “Hai fatto emergere una realtà straziante, questa è una tortura per i bambini”. Bollea, che conosceva bene l’infanzia, disse anche, davanti alle istituzioni presenti, che lui era in grado di leggere quegli sguardi prevedendo quali sarebbero stati i danni terribili che la reclusione forzata avrebbe provocato sui piccoli, e che quella realtà nascosta in un Paese come l’Italia, era qualcosa di disumano, inaccettabile.

Allora la legge prevedeva che i bambini fino a tre anni potessero stare con le mamme in carcere e all’epoca incontrai anche donne che in carcere avevano partorito e che descrissero minuziosamente i dolori e le sofferenze inutili che avevano patito. In una popolazione di detenute che allora, come ancora oggi, si aggira sul 4% dell’intera popolazione carceraria (cioè una percentuale bassissima), di cui la maggior parte è in carcere per reati minori come furto, quella delle mamme in carcere con bambini dovrebbe essere uno dei problemi più facile del mondo da risolvere.

Oggi, come all’epoca, i bambini in carcere con le mamme sono circa sessanta in tutt’Italia (27 italiane con 33 figli e 25 straniere con 29 figli), eppure ci chiediamo ancora adesso: perché questi bambini che sono nati liberi devono essere costretti a stare in un carcere? Le modifiche legislative nel corso degli anni hanno previsto, con la legge n. 62 del 2011, la costruzione degli Icam (Istituti a custodia attenuata) che al loro interno dovrebbero somigliare più a una casa famiglia che a un carcere, con il personale senza divise e uno spazio esterno, ed era prevista anche la possibilità di scontare la pena in una Casa famiglia protetta con i piccoli, riconfermando anche la detenzione domiciliare nel caso fosse possibile, salvo i casi di esigenze cautelari per gravi reati.

Oggi sezioni femminili nei carceri sono 5 (Empoli, Pozzuoli, Roma “Rebibbia”, Trani e Venezia “Giudecca”) e anche gli Icam sono 5 (Milano, Venezia, Torino e nella provincia di Cagliari e Avellino) ma essendo sempre dei luoghi detentivi le soluzioni migliori, sempre per reati non gravi, sembrano le casa famiglia protette (che potrebbero ospitare molte più mamme con bambini di quelle che ospitano) e sicuramente i domiciliari (dove la madre ne abbia la possibilità). Eppure ancora adesso vediamo bambini in strutture carcerarie dove dormono in 15 in una stanza, dove la notte i bambini stressati si alzano e vanno a mordere gli altri bambini, dove le madri disperate cercano di calmarli per l’altissima soglia di aggressività che sviluppano.

Verrebbe da pensare, come succede spesso in Italia, che le leggi ci sono ma non si applicano: per ignoranza? superficialità?

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Le immagini dei minori sono coperte da liberatoria dei genitori e della Direttrice del Carcere Casa circondariale femminile di Rebibbia per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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