Media: il dissenso di genere che serve a un reale cambiamento

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Luisa Betti Dakli • 15 Marzo 2018
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Nella sede della Federazione nazionale della stampa a Roma, si è svolta una giornata formativa per giornalisti e giornaliste su media, molestie sessuali, disparità, organizzata da Odg Lazio, Fnsi, Articolo21 e GiULiA giornaliste. Una giornata moderata da Tiziana Ferrario e Anna Bandettini che sono riuscite a tenere insieme un numero molto alto di interventi su temi diversi, senza mai perdere il filo del discorso con voci di giornaliste e giornalisti, direttrici e direttori, rappresentanti degli enti di categoria, professioniste, docenti e alcune delle firmatarie del manifesto “Dissenso Comune” che hanno preso parola sullo squilibrio di potere tra uomini e donne con un ampio spettro di interventi: dalle molestie, allo squilibrio di salario e la difficoltà di carriera per le donne, fino al femminicidio dimostrando come ancora in Italia ci sia molto da fare.
La presidente della Cpo Fnsi, Alessandra Mancuso, e la presidente dell’Odg Lazio, Paola Spadari, hanno presentato l’evento, mentre la presidente della Rai, Monica Maggioni ha detto che “In Rai le questioni di genere sono già state recepite nel contratto di servizio. In merito alla parità salariale è stato avviato un monitoraggio sulle carriere per avere un quadro oggettivo dal quale partire per costruire azioni mirate a ridurre la disparità di retribuzione che è oggi del 10 per cento».
Tra i direttori, Maurizio Molinari della Stampa ha sottolineato come la parità salariale sia “una delle questioni cruciali per una reale parità in tutte le democrazie occidentali”, e il direttore dell’Ansa, Luigi Contu, ha descritto la difficoltà dell’uso di un linguaggio corretto nelle redazioni a partire dalla sua dove sul caso di Cisterna di Latina in cui un uomo ha ucciso le figlie e ferito gravemente la ex moglie – il dubbio amletico era se chiamarlo femminicidio o meno perché la donna non era morta (quando sappiamo che il termine femmincidio viene usato non per indicare un uxoricidio ma tutte le forme di violenza che una donna può subire compresa l’uccisione o la tentata uccisione e qualsiasi forma di sofferenza, tra cui anche l’uccisione delle figlie). A questa difficoltà, ha risposto l’esempio positivo della corrispondente dall’Italia del New York Times, Gaia Pianigiani, che ha raccontato come

il NYT ha non solo sostenuto le donne che hanno denunciato le molestie a Hollywood ma ha proseguito raccontando le storie di donne coraggiose che negli Stati Uniti hanno denunciato soprusi e molestie

Un giornale che oggi ha esperta di genere “che dal suo particolare punto di vista”  sovrintende a tutti i contenuti riguardanti questi temi. Molto interessanti i numeri illustrati dalla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, che ha dato conto preciso della disparità salariale nell’ambito del giornalismo italiano precisando che siamo di fronte a uno squilibrio che si aggira sui 10mila euro l’anno, una cifra non di poco conto, come ha lei stessa sottolineato.
Mentre Elisabetta Cosci, prima vicepresidente donna del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha addirittura lanciato l’idea di una trasformazione dell’Odg in un “organismo culturale”, e la direttrice del Tg2, Ida Colucci, ha raccontato come la sua testata affronta il problema della narrazione della violenza sulle donne rivelando che anche in quella redazione, probabilmente la prima in Italia, esiste una figura dedicata al genere che, nella figura di Maria Lepri, si occupa in maniera specifica di questi temi. Silvia Resta, consigliera dell’Odg Lazio, ha infine lanciato il premio giornalistico dedicato alla memoria della collega Tania Passa, morta di cancro giovanissima, che premierà i migliori articoli e servizi sul femminicidio.
Dal convegno è uscito anche un interessante documento richiesta da  Tiziana Ferrario: una lettera di impegno rivolta alle redazioni, agli organismi di categoria, a tutte le giornaliste e i giornalisti italiani, in cui si chiede nello specifico:
  • alle colleghe e ai colleghi eletti negli organismi sindacali e in particolare alla commissione Pari Opportunità della Fnsi, di adoperarsi affinché nei contratti di lavoro dei giornalisti siano previste per i molestatori, sanzioni professionali e salariali, fino al licenziamento nei casi di molestie pesanti e recidive.
  • alle colleghe e ai colleghi eletti negli organismi dell’Ordine dei Giornalisti, di contemplare tra i casi di negligenza grave nei confronti dei colleghi, per i quali già si applicano sanzioni (dal richiamo, alla sospensione, fino alla radiazione), anche le molestie sessuali.
  • alle colleghe e ai colleghi eletti all’Istituto di Previdenza dei Giornalisti (Inpgi), di rendere obbligatoria la presentazione annuale di un bilancio di genere predisposto dall’Istituto con i dati a sua disposizione, che dia evidenza delle effettive retribuzioni e delle carriere delle giornaliste e dei giornalisti. E sempre a verifica costante sulle disparità, è opportuno che la Fnsi, d’intesa con l’Inpgi, concordi con la Fieg e altre organizzazioni datoriali, un sistema di rilevamento annuale nelle aziende per valutare, nel rispetto della privacy, misure di trasparenza negli stipendi e nelle carriere. A supporto di tali iniziative e per costruire consapevolezza e condivisione nella categoria occorre inoltre:
  • rilanciare l’Osservatorio anti molestie (varato dalla Cpo Fnsi due anni fa per raccogliere le denunce); – avviare una indagine nelle redazioni con questionari anonimi per raccogliere su dati e casi relativi a molestie e discriminane.

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Documenti
Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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