Stupro di Pizzoli, il ginecologo sulle lesioni riportate dalla ragazza: “In 30 anni mai visto nulla del genere”

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Luisa Betti Dakli • 16 Marzo 2012
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Troppo spesso lo stupro viene considerato un reato di serie B e le donne si sentono talmente poco tutelate da preferire il silenzio alla denuncia, perché sanno che durante il processo potrebbero non sopportare il peso di un’altra violenza, quella psicologica e verbale. Su quello che è successo tra l’11 e il 12 febbraio nello stupro alla discoteca di Pizzoli, vicino L’Aquila, dove

una ragazza di vent’anni è stata trovata sulla neve, seminuda, coperta di sangue per l’emorragia che le lesioni della violenza subita le avevano provocato

Francesco Tuccia

Di questo reato è stato accusato un militare, F.T. di 21 anni, e per lui il giudice, a differenza di altri procedimenti in corso in questo periodo su reati di stupro, ha disposto la custodia in carcere. La famiglia del ragazzo ha chiesto scusa alla famiglia della giovane stuprata, ma l’avvocato difensore, Alberico Villano, ha tranquillamente pronunciato il nome e il cognome della ragazza durante uno show televisivo con grave violazione della privacy ma soprattutto violando la riservatezza sulle norme di sicurezza cui la ragazza è sottoposta. Oltre al reato di stupro, a carico del militare c’è l’ipotesi di tentato omicidio, in quanto l’uomo è stato fermato mentre si stava allontanando dalla discoteca, sporco di sangue, lasciando la ragazza in fin di vita sulla neve, e che sarebbe costata la vita della studentessa se non fosse intervenuto il personale della discoteca che l’ha soccorsa.

La ragazza non ricorda i fatti per lo shock ma ha detto: “Quelli mi volevano uccidere”

Il giudice

perché in realtà fuori dalla discoteca, oltre al militare inquisito, erano stati fermati anche altri due commilitoni del 33esimo Reggimento Artiglieria Acqui, insieme alla fidanzata di uno dei due. L’avvocato del militare ha sostenuto in maniera convinta che il rapporto sessuale che ha subito la studentessa era un “rapporto amoroso consensuale”, sostenendo che l’uomo avrebbe provocato le ferite con “la mano”, malgrado i 48 punti di sutura che la ragazza ha dovuto subire per ricostruire le parti interne lese. Alla domanda sulla gravità delle ferite della giovane, che fanno pensare senza dubbio alcuno (e senza possibilità di dimostrare il contrario) a una violenza inaudita, il legale ha risposto che “non sono state provocate da un atto sessuale non voluto”, e che “la ragazza non è stata costretta”. Secondo il legale: non ci sarebbe stato nessun corpo estraneo nell’atto sessuale; i due giovani commilitoni e la giovane non sono intervenuti in nessuna fase del fatto; e il giovane militare, “molto impaurito”, quando ha visto il sangue, è rientrato nella discoteca per chiedere aiuto. Non solo, perché la ragazza, secondo l’avvocato, “Dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”.

la ragazza dovrebbe rispondere al fatto che non solo era consenziente a farsi provocare quelle ferite ma che lei la violenza se l’è cercata

Su questo caso si è parlato di “pratica estrema”, del diametro di una mano chiusa a pugno considerando possibile che quelle ferite potessero essere state prodotte da un rapporto, “consensuale”, con l’uso di una pratica sessuale che si chiama fisting e che viene esercitata con il pugno. Un quadro davvero deprimente, vergognoso, schifoso, che su una vittima di stupro approfondisce quelle ferite che non guariranno mai. Ma la vita è generosa anche nella tragedia, perché dalle dichiarazioni fatte in una trasmissione su Canale 5 ieri dal dottor Gabriele Iagnemma, il ginecologo dell’ospedale che ha “ricucito” la ragazza stuprata, si capisce che non può essere stata né una mano né un rapporto consenziente. Dichiarazioni che dovrebbero spazzare via tutte le elucubrazioni di dubbio gusto rimettendo al centro la vittima che ha subito una violenza terribile e il suo diritto ad avere giustizia, e quindi il riconoscimento assoluto di quello che ha subito, e anche a individuare l’autore di una violenza efferata che forse è pericoloso anche per la società:

“In trent’anni di attività non avevo mai visto nulla del genere”, ha detto il dottor Iagnemma

Luogo del reato

– quando è stata portata all’ospedale dal 118 e scortata dai carabinieri, è arrivata ricoperta di sangue in condizioni di incoscienza e in un grave stato di shock emorragico dovuto alle gravi lacerazioni che aveva.  Lacerazioni che interessavano oltre che l’apparato genitale anche altri organi. E’ stata portata immediatamente in sala operatoria, dove ho chiamato subito il collega chirurgo e insieme, l’abbiamo operata. Un intervento di oltre un’ora nel quale sono stati ricostruiti l’apparato digerente e l’apparato genitale”. La ragazza sarà sottoposta a ulteriori controlli ed esami “soprattutto per verificare la funzionalità di alcuni organi, perché dal punto di vista anatomico è guarita, ma non sappiamo se lo sia dal punto di vista dell’apparato digerente che è la parte più colpita”.  Secondo gli inquirenti nello stupro è stato utilizzato uno strumento metallico e anche per i medici le ferite riportate non sono affatto compatibili con un rapporto senza violenza. L’amore, il sesso estremo, l’avventura di una notte, qui non c’entra: è solo violenza.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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