Il cannibalismo mediatico che si consuma sui corpi delle donne

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 17 Febbraio 2018
Condividi articolo

Oggi è stato arrestato Franco Vignati, ex consigliere comunale e assessore di Chignolo Po, accusato dell’omicidio di Kruja Ladvije, badante albanese 40enne e madre di due figli, scomparsa a San Colombano al Lambro il 30 maggio 2016 e ritrovata cadavere l’8 giugno nel Po a Monticelli d’Ongina (Piacenza). Un femminicidio causato, scrivono i giornali, dal fatto che l’uomo “Non si rassegnava alla fine della relazione, che durava da un anno e mezzo, e dal fatto di non avere più una casa (Vignati si stava separando dalla moglie e viveva in casa di Dea)”, un movente che, raccontano i colleghi giornalisti, avrebbe portato Vignati a chiedere un appuntamento all’ex amante portando con sé una pistola calibro 7,62 per uccidere a sangue freddo con un colpo alla nuca Kruja Ladvije mentre era di spalle.

Federica Ventura

Ieri a Foggia un uomo ha ucciso la moglie a coltellate in casa con i figli che per la paura sono scappati dai vicini che hanno chiamato i carabinieri: Federica Ventura, 40 anni, è stata colpita da dieci coltellate da Ferdinando Carella, 47 anni, che ha usato la stessa arma per tentare di uccidersi senza riuscirci. Due giorni prima un’altra donna era stata uccisa dall’ex marito a Livorno con un fendente alla gola: Francesca Citi, 45 anni, madre di due bambini, che aveva però denunciato l’ex marito per minacce e stalking, tanto che Massimiliano Bagnoli, dopo l’allontanamento dalla casa, era stato stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione che si era fatto ai domiciliari.

E anche se a marzo era previsto un nuovo processo a suo carico, nei mesi in cui Bagnoli era tornato in libertà – che rappresenta il momento più pericoloso per la donna che ha denunciato l’offender – nessuno ha pensato di proteggere Francesca, perché nessuno aveva saputo valutare il rischio di vita che la donna correva, come tante altre volte.

Tre femminicidi che in pochi giorni sono stati rappresentati sui giornali ancora una volta come eventi inaspettati, raptus

malgrado tutti questi uomini avessero con sé armi pronte a essere usate contro donne che conoscevano bene e che quindi hanno accettato di vedere i loro assassini, e tutti eseguiti, secondo il racconto della stampa, con un movente chiaro: la gelosia, la folle e cieca gelosia per amori mancati, relazioni naufragate, sogni troncati, come se fosse una reazione normale uccidere da parte di chi è stato lasciato.

Pamela Mastropietro

Giornali e informazione che in questa settimana si sono superati narrando in una specie di grande pulp la macellazione del corpo di Pamela Mastropietro, la giovane romana di 18 anni uccisa e smembrata a Macerata per cui sono indagati 4 nigeriani per omicidio probabilmente a sfondo sessuale, a cui si aggiungono le 40 coltellate inferte sul corpo di Jessica Valentina Faoro, la ragazza di vent’anni uccisa da Alessandro Garlaschi che la ospitava a casa sua a Milano e che probabilmente lui perseguitava con richieste sessuali.

Immaginari raccontati come una favoletta sanguinolenta, una sorta di La bella e la bestia

con corpi di donne strumentalizzati e martoriati al di là della notizia e solo per il gusto di rimescolare nel torbido in un gigantesco pentolone: come Pamela che è stata martirizzata dalle penne di giornalisti che pur non aggiungendo nulla all’informazione hanno creduto bene di mettere in piazza le sue ossa con descrizioni minuziose e senza pudore, una mattanza mediatica su un corpo di una ragazza che non può fare nulla per difendersi.

Jessica Valentina Faoro

Stesso destino per la giovane Jessica descritta come una poveraccia nella disperata ricerca di una casa e capitata quasi per caso nella tana del mostro, come se fosse una sfortuna che a noi non potrebbe mai succedere in un racconto a metà strada tra cappuccetto rosso e lilly il vagabondo, e tutto questo grazie a una cultura che ritiene in fondo normale che una ragazza carina possa rischiare sempre, in ogni momento della sua vita, di essere stuprata o addirittura uccisa per motivi sessuali, a meno che non stia attenta a dove va, cosa fa, e come si veste (perché alla fine la responsabilità è sempre sua). Ragazze morte offerte al pubblico con immagini di tutti i tipi, in tutte le posizioni: innocenti, ammiccanti, semivestite, accattivanti, a dimostrare che in fondo ragazze così una cosa del genere se la devono anche aspettare, soprattutto se “una si droga” e l’altra è “una vagabonda”. Articoli che sono arrivati al top dello schifo quando hanno empatizzato con chi ha approfittato della situazione precaria di Pamela usando il suo corpo dietro pagamento: come l’uomo di 50 anni che senza preoccuparsi di cosa faceva quella ragazza romana di 18 anni da sola a Macerata, l’ha caricata in macchina e se l’è portata a casa, descritto come un pover’uomo alla ricerca di un’ora d’amore.

Racconti scorretti, scoop a chi conta meglio le ossa, veri e propri snuff dati in pasto a un pubblico goloso di B movie

più che notizie sui giornali con analisi dei fatti, del fenomeno e del contesto in cui queste morti son avvenute. Un mercato della carne umana che nel caso di Pamela ha mosso la politica razzista e xenofoba con lo stupro della sua memoria da parte di chi, come Salvini e la sua Lega, ha strumentalizzato quel corpo ucciso per portare l’odio in strada nel gesto omicida di Luca Traini.

Luca Traini

E questo sempre e ancora una volta sotto i nostri nasi, che continuiamo a scandalizzarci per le donne uccise, per le atrocità che gli uomini commettono, per la violenza con cui i rapporti di forza tra sessi si consumano nei rapporti intimi e intanto permettiamo di essere nutriti da un immaginario cannibale nell’ipocrita speranza che un giorno tutto possa cambiare. Ma cosa può cambiare in una sistema che fa di tutto questo il suo più prelibato pasto? Una succulenta mistura di morbosità fatta di sesso, ragazze carine, uomini violenti e squartatori?

Quella stessa cultura che ha prodotto le domande fatte dagli avvocati dei due carabinieri accusati di stupro da due studentesse americane a Firenze, pubblicate su Corriere della sera giorni fa: “portava biancheria intima quella sera? è fidanzata? è attratta dalle divise?” Ma cosa te ne frega se porto le mutande, se sono carina o quante ossa sono entrate nella valigia? Quello che ti deve interessare è che sono stata stuprata, uccisa, picchiata, anche a causa della mentalità con cui mi descrivi, una cultura che rende tutto ciò normale e impunibile, e che nel mondo ha prodotto 1 miliardo di donne che sono nella mia stessa situazione a dimostrazione che quello che mi è successo non riguarda solo me, e non è imputabile al mio comportamento o al mio abbigliamento o alle mie abitudini, questo devi raccontare al mondo per rendere giustizia alla verità, nient’altro.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica