Uccisa in Messico la procuratrice che indagava sui femminicidi

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Luisa Betti Dakli • 29 Novembre 2017
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È stata trivellata di colpi mentre era in macchina perché indagava sui femminicidi nello Stato di Veracruz, in Messico. La procuratrice Yendi Guadalupe Torres Castellanos era a capo della procura speciale per reati sessuali e crimini contro la famiglia di Veracruz e aveva 35 anni. Uccisa lunedì scorso nella sua auto, è stata aggredita e giustiziata da uomini armati mentre parcheggiava la macchina davanti ai suoi uffici, a Pánuco. Nel luogo dell’assassinio è stata trovata una lettera di minacce contro altri funzionari della procura ed è stata avviata una indagine per chiarire i fatti, mentre i dipendenti amministrativi della procura sono insorti perché in quel momento nessuno della polizia ministeriale era sul luogo per difendere il pubblico ministero.

Yendi GuadalupeTorres Castellanos

Yendi GuadalupeTorres Castellanos aveva studiato legge all’Istituto di Tamaulipas (2000-2004) e ha ricoperto varie posizioni nell’area legale della Polizia Municipale di Pánuco, ma la sua uccisione si verifica all’apice delle violenze che si stanno succedendo a Veracruz dove lo scorso venerdì il sindaco di Ixhuatlán de Madero, Víctor Manuel Espinoza Tolentino, è stato attaccato insieme ad altri quattro che erano in viaggio con lui nella sua auto, compresa sua moglie. I sindaci di Hidalgotitlán e Ixhuatlán de Madero, Santana Cruz Bahena e Víctor Manuel Espinosa, sono stati assassinati, e nella notte di sabato 25, le autorità hanno trovato quattro corpi smembrati nel quartiere Libertad a Poza Rica, a nord dello stato, sui cui resti sono stati messi diversi messaggi che avvertivano che le vittime erano estorsori e ladri, e dove gli assassini hanno anche lasciato delle scope per far capire che stanno facendo “pulizia” nel territorio. Lo stesso giorno, la Forza Civile ha ucciso tre presunti criminali che avrebbero gettato i resti umani nella Colonia Libertad, mentre

nel pomeriggio di venerdì 24 le autorità avevano trovato sei corpi galleggianti nel fiume Papaloapan

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Il dato rilevante è che in base alle cifre del segretariato esecutivo del Sistema Nazionale di Pubblica Sicurezza – un’istanza del governo federale che conta gli indici criminali – a livello nazionale il Messico ha superato tutti i record di omicidi già a ottobre di quest’anno con 23.968 omicidi distribuiti nei 32 stati del Paese, un dato che tende a salire e che potrebbe fare del 2017 uno degli anni più violenti della storia recente del Messico. Nello Stato orientale del Messico si registra un alto tasso di violenza criminale legata al narcotraffico ma soprattutto un grande numero di vittime donne, tanto che la settimana scorsa è stata diramata un’allerta per i continui attacchi: 1.985 le donne vittime nel 2016 e 1.055 solo tra gennaio e marzo 2017.

Un terribile primato che per l’Ocse dà al Messico il primo posto per le violenze sessuali subite dal 47% delle donne contro una media mondiale del 23,6%

Solo in questo fine settimana nello Stato di Veracruz ci sono stati 26 omicidi e parallelamente all’aumento della violenza criminale, si sono moltiplicati i femminicidi in tutte le regioni del Messico. Fatti su cui la procuratrice Yendi Guadalupe Torres Castellanos stava indagando e per i quali è stata uccisa.

A Veracruz quest’anno è stato scoperto uno dei più grandi cimiteri clandestini del Messico: a quello di Colinas de Santa Fe (250 teschi) si è aggiunto quello di Alvarado, con 49 teschi, mentre nella città di Yanga, a marzo, è stato ucciso uno dei tanti giornalisti locali coraggiosi, Ricardo Monlui, che indagava su questi fatti ma soprattutto sulla partecipazione diretta delle forze di polizia statale in molti degli omicidi e sparizioni attribuite al crimine organizzato.

Il cimitero clandestino di Colinas de Santa Fe, a 10 chilometri a nord del porto di Veracruz, è stato scoperto ad agosto dell’anno scorso con l’aiuto di una denuncia anonima e sei mesi dopo, con il recente sostegno del governo federale, sono stati individuati 250 teschi ma sono state identificate solo due vittime. La Procura non ha le risorse per immagazzinare un numero così alto di cadaveri e per prelevare campioni di DNA, sia dai resti che dalle famiglie degli scomparsi.

Il compito elementare di identificare i centinaia di cadaveri era stato avviato dal precedente procuratore, Luis Ángel Bravo, che aveva creato un database genetico di resti e parenti delle vittime, ma si è dimesso senza completare l’opera malgrado avesse davanti a sé più di sei anni di lavoro. Dal 2010 a oggi ci sono quindi 2.345 cartelle investigative aperte per scomparsa e gli obitori di Veracruz hanno 300 cadaveri non identificati mentre tutti gli altri giacciono dove si trovano le tombe clandestine. Il governo però non ha più la capacità di immagazzinare cadaveri o di elaborare il loro DNA, e richiede l’assistenza internazionale, invano.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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