Usa: per i Repubblicani se vuoi condom gratis sei una prostituta

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Luisa Betti Dakli • 4 Marzo 2012
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Il massiccio affronto verso le donne e i diritti conquistati con lacrime e sangue, si espande come una nuvola minacciosa nel mondo. E non è solo per appartenenza politica che si attaccano le donne, ma perché culturalmente dà anche fastidio che le donne mettano bocca su tutto, possano togliere quei privilegi mantenuti per secoli nelle mani degli uomini, e perché è molto più conveniente che una donna stia a casa a svolgere un lavoro che “costa” anche in termini economici allo Stato.

Rush Limbaugh e Sandra Flukes

Ed è anche all’insegna di una vera e propria aggressione nei confronti delle donne, che dall’antifemminismo sta sfociando nella sessuofobia, che è iniziata la campagna elettorale repubblicana negli Stati Uniti dove l’ideologia ultraconservatrice di far stare le donne “zitte e mosca” a figliare in maniera indistinta e di ringraziare il cielo se si rimane anche incinta a causa di uno stupro, sta prendendo una piega assai preoccupante.

Martedì prossimo dieci Stati saranno chiamati alle urne per quello che è chiamato il Super Tuesday, e di fronte alla proposta del Presidente Obama di inserire il controllo delle nascite e la prevenzione alla salute nelle prestazioni dei piani sanitari di ogni Stato, la campagna elettorale si è infiammata. I tre candidati repubblicani sono contrari alla contraccezione erogata dallo Stato, e soprattutto Rick Santorum, l’ultraconservatore figlio di un emigrato italiano e di una italo-irlandese, si è distinto per le sue dichiarazioni sulla contraccezione, sul “frutto dello stupro come un dono di dio”, sui gay e anche sulla povera Witney Houston che “dava il cattivo esempio”. A ruota, pochi giorni fa durante un talk show,

il conduttore radiofonico Rush Limbaugh ha insultato dando della prostituta la studentessa che aveva sostenuto le politiche di Obama sulla contraccezione

Rush Limbaugh ha detto: “Cosa possiamo dire della studentessa Sandra Fluke, che va davanti a una commissione parlamentare per dire fondamentalmente che deve essere pagata per fare sesso? Questo fa di lei una prostituta, giusto? Lei vuole essere pagata per fare sesso. Fa così tanto sesso che non si può permettere la contraccezione? Io se fossi suo padre mi vergognerei”. Un “incidente” che ha portato il presidente Obama a telefonare alla ragazza, impegnata politicamente all’Università, per congratularsi dicendo che “i suoi genitori dovevano essere invece orgogliosi del suo impegno”.

Barack Obama

Fluke era comparsa il 23 febbraio davanti a una commissione parlamentare non solo per dire che le istituzioni legate al mondo religioso, come università e ospedali, dovrebbero comunque fornire una copertura assicurativa che comprenda anche il costo della contraccezione, ma anche che alle studentesse della Georgetown è negato il rimborso per la contraccezione a causa degli stretti rapporti dell’università con il mondo cattolico, ma senza mai essere offensiva verso nessuno.

Tanto che lo stesso rettore della Georgetown, John DeGioia, ha fatto sapere che Fluke è “un modello di confronto politico e civile”, definendo le frasi di Limbaugh “misogine, al vetriolo e completamente fuorvianti rispetto alla posizione della nostra studentessa”. La reazione però di Rush Limbaugh è stata quella di rincarare la dose e nella puntata successiva del suo show, nei confronti della studentessa, ha detto:

“Se dobbiamo pagare per i tuoi contraccettivi, e quindi pagare perché tu faccia sesso, pretendiamo qualcosa in cambio. Almeno che tu metta i video in rete così possiamo guardarceli”

La polemica riguarda uno dei punti della riforma sanitaria avviata dal presidente Obama nel 2010, un punto su cui il mondo cattolico statunitense ha reagito negativamente perché la legge chiede alle istituzioni legate alla Chiesa, come università e ospedali (esclusi ovviamnete i luoghi di culto), di offrire una copertura sanitaria anche per la contraccezione come forma di prevenzione. La disputa è aspra e anche se gli stessi repubblicani hanno ammesso che le parole di Rush Limbaugh sono forse state “pesanti”, la rettifica non c’è stata.

Rick Santorum

John Boehner, capo della maggioranza conservatrice alla Camera, ha definito “inappropriata” la frase di Limbaugh, ma i candidati repubblicani che hanno preso le distanze da questo intervento hanno avuto commenti ambigui: Santorum ha detto che “un conduttore che commette degli eccessi preoccupa poco, ma un Presidente che si vuole imporre alla popolazione invece preoccupa molto”; mentre Romney ha solo chiarito: “non avrei usato quel linguaggio”, lasciando intendere che il problema era soprattutto di forma. Alla fine però anche Rush Limbaugh è stato costretto a scusarsi e oggi sul sito di Limbaugh si può leggere sull’argomento che “la scelta delle parole non è stata delle migliori”, con un mea culpa che si conclude con “sincere scuse” alla giovane Fluke. Vedremo le donne americane cosa ne pensano.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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