Stupra la tassista: “Aspettavo l’autobus ma ho avuto un raptus”. Ma cos’è veramente un raptus?

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Luisa Betti Dakli • 11 Maggio 2015
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Alla fine è stato trovato, e lui ha confessato dicendo che è stato un raptus. Si tratta dell’uomo che ha aggredito e stuprato la tassista romana di 43 anni che la scorsa settimana ha caricato sul taxi un cliente che si è fatto portare verso Ponte Galeria e che una volta arrivati in una strada isolata, ha assalito la donna. L’uomo, che si chiama Simone Borghese e ha 30 anni, è stato rintracciato perché un altro tassista che non era stato pagato e che aveva ricevuto il numero di cellulare di Borghese come garanzia, lo ha riconosciuto attraverso l’identikit divulgato, e ha fornito il numero alla polizia. Un italiano, giovane, separato e con una figlia di sette anni, che fa il cameriere a chiamata ed era apparentemente al di sopra di ogni sospetto: un uomo normale.

Un uomo che ha confessato e che per difendersi ha dichiarato di avere avuto un raptus, sapendo così di poter avere attuanti

Secondo quanto riportato dal Corriere, Borghese avrebbe detto che stava aspettando l’autobus e che a un certo punto ha deciso di prendere il taxi e poi è stato assalito da raptus: “Non volevo, non mi è mai successa una cosa del genere. Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia. Avevo dormito da un amico lì vicino perché avevo fatto tardi al lavoro. Il bus non arrivava e così ho deciso di prendere il taxi. Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus: vicino a casa le ho fatto cambiare strada per arrivare in un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda. E lì fuori l’ho violentata”. Come se tutto fosse successo senza un perché, un momento d’impeto appunto.

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Ma perché “conviene” parlare di raptus? Su wikipedia leggiamo che “Il raptus (dal latino raptus, “rapimento”) è un impulso improvviso di forte intensità che porta un soggetto a episodi di parossismo, in genere violenti. Può portare a uno stato ansioso e/o alla momentanea perdita della capacità di intendere e di volere“, ma soprattutto che “Nell’ambito del diritto penale e della psichiatria forense la carenza di controllo degli impulsi può essere considerata condizione di momentanea incapacità di intendere e di volere e quindi come attenuante per la commissione di reati“.

Ripetiamo “una momentanea incapacità di intendere e di volere”, che significa: l’ho fatto, e non posso dimostrare il contrario perché mi avete incastrato, però non lo volevo fare, è stato al di là delle mie intenzioni. Riguardo l’abuso del raptus nei casi di violenza contro le donne fatto da giornali e nelle dichiarazioni delle forze dell’ordine – in quanto si tratta, per la maggioranza, di uomini assolutamente in grado di intendere e di volere – diversi psicologi e psichiatri hanno rilasciato dichiarazioni riguardo l’uso di questo termine nell’ambito della violenza contro le donne. Tra questi Claudio Mencacci, ex presidente della Società italiana di psichiatria (Spi) e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano, che alla 27esima ora aveva dichiarato un po’ di tempo fa:

“Sotto il cappello del raptus, o alcune volte della follia, si mette la violenza inaudita, quella imprevista, impulsiva

Simone Borghese

E non si considera mai che, guarda caso, quella violenza ha come oggetto i più fragili, i deboli, le persone indifese e quindi le più esposte. Lei ha mai sentito dire di qualcuno colto da raptus che ha assalito un uomo grande e grosso?”. E poi aggiunge: “Noi, in psichiatria, tendiamo a escludere l’esistenza del raptus” che “serve molto a chi fa le perizie per giustificare le azioni di grande violenza e attenuare la gravità del fatto e la colpa di chi le commette”. A completare questo quadro riguardo il raptus è il “Rapporto Ombra” presentato dalla “Piattaforma Cedaw” a New York nel 2011 dalle Ong italiane, in cui si leggeva infatti che i media spesso presentano gli offender “come vittime di raptus e follia omicida”, facendo pensare che si tratti di persone “portatrici di disagi psicologici o preda di attacchi di aggressività improvvisa”, mentre solo una piccolissima parte è a causa di patologie psichiatriche.

Il fatto interessante è però che questa volta i giornali hanno riportato l’ipotesi del raptus come dichiarazione fatta dall’uomo che ha stuprato la tassista, e non come un elemento integrante o come reale movente dell’atto, e questo sia per le dichiarazioni trapelate dalla Procura (non per niente il caso è stato affidato alla Procuratrice Maria Monteleone a capo del pool antiviolenza della procura di Roma che ha magistrati formati sull’argomento), sia per la maggiore oculatezza che si sta creando anche nei media grazie alla massiccia campagna che noi tutte (giornaliste e società civile) abbiamo fatto in questi anni.
 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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