L’ennesima vergogna sull’aborto

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Luisa Betti Dakli • 18 Febbraio 2012
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Una dopo l’altra, ogni barriera, ogni pudore, ogni ostacolo all’umiliazione della donna, sta per essere superato, e a incoraggiare non sono la feccia di questo paese ma le istituzioni, con il risultato di un progressivo arretramento verso una società radicalmente e profondamente patriarcale e violentemente maschilista. Dopo la legge Tarzia nel Lazio, per cancellare i consultori, arriva il bonus piemontese per le donne che ci ripensano, quelle che rinunciano a interrompere la gravidanza.

Chi rinuncia ad abortire in Piemonte potrebbe infatti ricevere la fantastica cifra di 250 euro al mese per 18 mesi

A proporla in Commissione Bilancio del Consiglio Regionale è stato il leader della componente “Progett’Azione” (un nome, un programma) del , che ha presentato un emendamento alla Legge Finanziaria regionale che prevede, appunto, un sostegno economico alle donne che decideranno di portare avanti la gravidanza.

Una vergogna doppia e un attacco frontale alla legge 194 (da tempo bersagliata in tutti i modi in Italia), perché la stessa Commissione ha bocciato con i voti della Lega e del Pdl un altro emendamento, presentato dalla consigliera regionale del Pd, Gianna Pentenero, per l’istituzione di un fondo per le future mamme in difficoltà economica, a partire dal quarto mese, rendendo così il contributo economico indipendente dalla rinuncia o meno all’aborto. E non solo, bisogna anche stare attenti perché le donne, si sa, con questa scusa del bambino potrebbero anche tentare di fregarti. “Siamo senza ombra di dubbio per il totale sostegno alla vita – ha spiegato Mario Carossa, capogruppo del Carroccio in Consiglio Regionale – ma è necessario specificare bene il concetto di residenzialità delle donne che avranno diritto al contributo, per non creare una sorta di mobilità passiva della gravidanza verso il Piemonte.

Inoltre bisognerà evitare furbizie o utilizzazioni anomale della misura di sostegno, vogliamo evitare che qualcuno ci marci

Avete capito? Le furbette che vorranno farsi mettere incinta per ricevere 250 euro al mese per 18 mesi, stiano in campana, perché non si può fare, perché il contributo serve solo a far desistere chi ha già scelto di interrompere la gravidanza. Il progetto di Vignale prevede infatti che la donna incinta che abbia deciso di abortire, decida invece di rinunciare all’aborto perché incoraggiata dall’aiuto economico, a quel punto sarà beneficiaria di una carta prepagata sulla quale ogni mese verrà caricato il contributo regionale di 250 euro (che è una cifrona) per ben 18 mesi. E dopo? Affari suoi, la cosa principale è che rinunci alla libertà di decidere se diventare madre o no. Come ha osservato Livia Turco su questa proposta: “Le donne subiscono più di tutti le conseguenze della crisi e non hanno certo bisogno di essere ulteriormente umiliate. Sono sicura che il Consiglio regionale respingerà questa proposta”. Lo spero anch’io, e vivamente.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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